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shakespeare macbeth trama e analisi

trama del macbeth

due generali di re duncan,macbeth e banquo,incontrano tre strane donne un in una brughiera 
scozzese,durante il loro viaggio di ritorno verso casa,dopo una feroce battaglia contro un 
parente del re che voleva usurparlo .in tale battaglia i due generali si sono distinti per
forza ,coraggio e lealtà,soprattutto macbeth .le tre stranne donne,dette anche le tre 
fatidiche sorelle,sono in realtà tre streghe ,salutano macbeth col suo titolo nobiliare,e
gli predicono che oltre conte di glamis diventera anche conte di cawdor,ed infine re di 
scozia.a banquo invece dicono che sarà meno felice ,ma più felice,e che nonsarà re,ma padre
di una stirpe di re.fatta la profezia,le tre streghe scompaiono nell'aria.durante il 
proseguo del viaggio macbeth apprende la notizia che il re ha destituito il conte dicawdor,
poichè si èscoperto essere l'artefice della rivolta contro il re duncan,ed il suo posto 
andrà a chi più valorosamente ha combattuto per salvaguardare il re :macbeth ,che è rapito
dal fatto che la profezia delle streghe si sia avverata,e con questa velocità.dopo aver 
premiao macbeth,il re annuncia che si recherà al castrello di macbeth per rendergli onorore
con una breve visita.macbeth scrive una lettera a sua moglie dove racconta gli ultimi eventi,
con particolare attenzione alla profezia ,inoltre informa della prossima visita di re duncan.
quando lady macbeth la riceve,giura che lo aiuterà a diventare re,usando qualsiasi mezzo e 
non fermandosidi fronte a niente.
macbeth rientra a casa,e presto anche il re duncan.i due coniugi tramano insieme di uccidere
il re,e mentre macbeth si dibatte e non riesce a decidere se agire o meno,sua moglie è
risoluta e riesce a convincere anche l'indeciso marito.la prima fase del piano è di drogare
le guardie con un potente sonnifero,quindi entrare nella camera del re ,poi lasciare i 
pugnali insanguinati nellamani della guardie.il mattino successivo macduff arriva,e quando 
entra nella stanza del re,per svegliarlo,scopre l'assassinio.i figli del re,malcolm e 
donalbain scappano,temendo per le loro vite ,e per questo vengono accusati dell'omicidio 
del padre. macbeth adesso ha realizzato la sua ambizione : essendo i figli accusati di omicidio
e macbeth il parente più prossimo del re,viene incoronato re.da quel momento la sua anima è
logorata dai rimorsi e dalla paura diessere scoperto.il primo nemico e banquo,che avendo 
assistito alla profezia ,ha visto piantare i semi dell'ambizione in macbeth,e lo aveva messo 
in guardia dal 'non perdere onore nel tentativo di acquisirne' ,inoltre le streghe avevano
promesso a macbeth una corona infeconda,in quanto non i suoi figli ma quelli di banquo,
sarebbero diventati re ,secondo la profezia.macbeth ordina,quindi,di uccidere banquo e suo 
figlio fleance:il primo viene ucciso,ma il ragazzo riesce a scappare.la sera stesso,durante
un banchetto,il fantasma di banquo compare a macbeth e lo tormenta,di fronte a tutti gli ospiti
e alla incredula moglie che,come tutti gli altri non può vedere lo spirito poichè questo si 
manifesta solo a macbeth . macbeth incontra di nuovo le streghe,e queste predicono che sarà
al sicuro finche la foresta di birman non marcerà verso di lui,e finchè un nuomo non partorito 
da donna lo affronterà,inoltre gli dicono di guardarsi da macduff.macbeth adesso si sente 
sicuro,perchè considera le nuove profezie irrealizzabili.macbeth instaura un vero e proprio
regime di terrore,e fa uccidere tutti gli abitanti del castello di macduff,compresa sua moglie
e il piccolo figlio.macduff si salva perchè aveva raggiunto uno dei figli del re,malcolm,per
organizzare un esercito per spodestare il tiranno macbeth. a questo punto l'esercito si mette 
in marcia ,e in prossimità del castello ,attua un piano per poter mimetizzare le truppe : ogni 
soldato tagliera un albero e l'esercito avanzerà nascosto.la prima profezia quindi è realizzata,
ed un messaggero annuncia a macbeth che la foresta stà avanzando verso il castello.
lady macbeth,che nel frattempo è tormentata  dalla colpa,e durante le notti ,mentre fa la 
sonnambula,parla incessantemente delle sue colpe e compie il gesto di lavarsio le mani sporche 
di sangue,nonregge al dolore,e poco prima che inizi la battaglia finale ,si uccide.
 nonostante l'avverarsi della profezia della forestache avanza,macbeth si sente ancora sicuro,
nessuno uomo partorito da donna può ucciderlo.l'esercito intanto è entrato nel castello,e 
macduff sfida macbeth a duello  .mentre combattono macbeth gli dice di desistere,perchè
vi è un aprofezia secondo la quale non potrà essere ucciso,ma macduff rivela che lui è nato
da un taglio cesareo,e quindi non è stata una donna a partorirlo ma un chirurgo.macbeth 
maledice il momento in cui ha ascoltato i 'demoni impostori,che mentono pur dicendo la verità';
macduff uccide macbeth ,e porta la sua testa al nuovo re malcolm,che dichiara la pace nel regno. 
 

analisi del macbeth

Macbeth

di Fabia Zanasi

 

  • Le narrazioni dell'XI secolo, che riportano notizie relative a Macbeth, parlano in termini elogiativi del re scozzese: generoso nei confronti dei poveri e rispettoso verso l'autorità ecclesiastica per tutto il corso dei diciassette anni del suo regno, ossia a partire dal 1040, a seguito della vittoria sul cugino Duncan, morto assassinato.

  • Il punto di vista e il giudizio dei cronisti in merito al personaggio mutano invece drasticamente negli ultimi decenni del XIV secolo, in coincidenza con l'ascesa al trono di Roberto II Stuart, impegnato contro una nobiltà castellana anarchica e prevaricatrice nei riguardi della popolazione amministrata.

  • ata.
  • Pertanto il dispotismo nobiliare costituisce l'elemento vessatorio e inquietante che tiene in allarme sia il potere regio, sia i sudditi. In tale contesto di tensione due ambiti del territorio, il castello e la foresta, diventano descrittori simbolici, per rappresentare gli antitetici poli del conflitto sociale: la chiusa roccaforte dell'oppressione, contro la vastità non circoscrivibile del dissenso popolare.

  • Nella immaginaria rielaborazione che domina le tradizioni folkloriche del basso medioevo, la foresta costituisce uno spazio reale e ideale, libero e inespugnabile, dominato da forze arcane e al contempo naturalmente invasive, come il processo di rinselvimento spontaneo.

  • Quando William Shakespeare accoglie la leggenda di Macbeth, consultando le cronache di Raphael Holinshed, espande i caratteri oppositivi dei luoghi, generando percorsi intercorrenti tra castello e brughiera selvaggia che ricalcano, sul piano della metafora psicologica, le tortuose peregrinazioni di un pensiero oscillante tra logica e irrazionalità.



  • Proprio nella brughiera e in una caverna si formulano i vaticini delle streghe che, all'inizio del primo e del quarto atto, scandiscono la divisione della tragedia in due cicli: l'uno iniziale, durante il quale l'azione esordisce, fino a raggiungere il suo acme nel terzo atto, e l'altro conclusivo, contrassegnato dal sovvertimento dell'azione stessa.

  • "Salve Macbeth, che d'ora in poi sarai re!" (Atto I, scena 3^). The instruments of darkness, gli strumenti delle tenebre, ovvero i demoni tentatori di memoria evangelica, hanno intercettato una vittima predisposta a far sì che l'evento preconizzato si realizzi: da tale momento in poi il libero arbitrio di Macbeth potrebbe coincidere soltanto con la scelta di non commettere il male, ma l'ambizione ha il sopravvento, nell'accondiscendere all'avverarsi della profezia.

  • La morte è il prezzo del peccato, secondo San Paolo, e tale consequenzialità appare davvero quale tema dominante dell'intera tragedia, poiché il delitto genera il delitto e determina la morte dell'anima.

  • Re Duncan, il generale Banquo, la moglie e il figlioletto del nobile Macduff periscono a causa della criminosa volontà di potere di Macbeth, sobillato peraltro dalla spregiudicata assenza di scrupoli della consorte.

  • L'aver rinunciato alla aristotelica unità di luogo consente a Shakespeare di rappresentare sulla scena una pluralità di contesti ambientali e situazionali, identificabili sia sul piano concreto, sia a livello simbolico: le streghe appaiono e spariscono come bolle d'acqua, quasi frutto dell'allucinata fantasia di chi abbia mangiato "the insane root", la radice della pazzia.

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  • I processi rielaborativi di Macbeth integrano le informazioni ricevute dalle fatali sorelle in un cervello ormai offuscato e travagliato: "my dull brain was wrought". E ancora l'ossessione della mente, brain, ritorna come ripresa tematica nel momento in cui Macbeth è preda delle proprie follie visionarie: l'assassinato Banquo ricompare davanti agli occhi dell'uccisore, mentre un tempo, osserva il tiranno, "quando il cervello se ne andava via, l'uomo moriva e tutto era finito". Ma è anche possibile intravedere una traccia indiziaria, una sorta di prefigurazione inconscia del destino incombente e del tragico epilogo.

  • L'ordine del mondo si ricompone, allorché una simbolica adesione ai principi della natura ristabilisce le regole violate; esattamente come le streghe hanno previsto, la foresta di Birnam avanza contro il re, per sconfiggerlo. Coperti da frasche, gli uomini di Macduff si spingono fino al castello di Macbeth, occultando l'entità numerica del loro contingente e cogliendo di sorpresa il nemico. L'antinomia sociale rappresentata dalla coppia castello/foresta si risolve finalmente con la disfatta degli oppressori.

  • L'azione giunge a compimento proprio quando Macduff, figlio di Duncan, rientra sulla scena (atto V), recano V), recando la testa mozzata del sanguinario sovrano.
    Peraltro, in questa tragedia, che molti critici considerano il capolavoro di Shakespeare, la caratterizzazione negativa del protagonista è enfatizzata dalle sue azioni criminose, che implicano una ineluttabile ed evidente condanna morale.


  • Tuttavia, allorché il personaggio riflette sulla condizione umana, le sue battute eccedono, per così dire, dalla cornice testuale e assumono una ipotetica validità universale, suscitando nel ricevente, lettore o spettatore, una corrente di forte empatia, non priva di connotazioni ambigue. 

  • "La vita è solo un'ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si dimena per un'ora sulla scena e poi cade nell'oblio: la storia raccontata da un idiota, piena di frastuono e di foga, e che non significa nulla" (Atto V, scena 5^). Citando ancora una volta San Paolo, queste parole risultano essere taglienti come una spada perché hanno, sul piano psicologico, la medesima valenza del delitto: possono uccidere la mente, mettendo in dubbio il senso ultimo della vita stessa.































































































































LA FEMMINILITA' IN MACBETH

di gioia.nasti@tin.it

A. Introduzione

Macbeth fu pubblicato per la prima volta in First Folio nel 1623, sette anni dopo la morte di Shakespeare. È la tragedia che più delle altre compendia in sé i problemi di datazione e composizione. Inoltre, è la tragedia più breve mai scritta dal drammaturgo inglese e per questo motivo è stata da molti ritenuta opera mutila.

Come la maggior parte delle trame delle tragedie shakespeariane, la storia non è originale. L’autore, infatti, prese a modello le Chronicles of Scotland di Raphael Holinshed, adattandole al suo scopo: mostrare ciò che sarebbe successo in Inghilterra, dopo che Elisabetta I era morta senza lasciare eredi, se Giacomo I non fosse diventato re (nella tragedia, infatti, Giacomo I viene mostrato come diretto discendente di Banquo, uno dei personaggi). Temi fondamentali che ritornano spesso durante tutta l’opera sono: il potere, l’ambizione e soprattut l’ambizione e soprattutto l’ambiguità. L’ambiguità, in particolare, non è solo presente nei personaggi principali (Macbeth, Lady Macbeth, le Sorelle Fatali), ma perfino nello stile; le due figure retoriche più utilizzate sono infatti l’ossimoro (l’uso, nella stessa frase di due termini contrastanti) e l’ironia (soprattutto tra ciò che Macbeth e sua moglie si aspettano dagli eventi e ciò che in realtà accade). In questa tragedia, infatti, spesso ciò che appare in realtà non è come sembra.

B. “You should be women” (I, III, 45): l’ambiguità diventa reale

La tragedia si apre con l’apparizione di tre strani personaggi, le Sorelle Fatali; la scelta di presentarle per prime ha la funzione di mostrare immediatamente l’importanza del ruolo che esse rivestono nello svolgimento della tragedia. La loro apparizione è sottolineata dalla rima persistente del loro balletto infernale con il quale introducono il pubblico in un mondo che, fin dai primissimi versi, è connotato come estremamente ambiguo, un mondo in cui le cose ed i personaggi sono talmente indistinti che è impossibile capire cosa è buono e cosa non lo è. Come lo yin e yang del simbolo cinese, dove la parte nera ha un punto bianco e viceversa, nel mondo viceversa, nel mondo delle Sorelle Fatali, ed in tutta la tragedia, il bene ed il male non sono mai nettamente separati. Il verso conclusivo della prima scena “Fair si foul and foul is fair” è il compendio di questa ambiguità che agisce come leit motiv dell’intera opera. Come una sorta di coro moderno, con questo loro ultimo verso, le Sorelle Fatali sembrano voler mettere in guardia il lettore (e lo spettatore) sul senso più profondo della tragedia: le cose non sono come appaiono. I tre esseri soprannaturali hanno progettato di incontrare Macbeth al ritorno della battaglia. Come per evidenziare il legame tra loro e il guerriero, che diventerà sempre più forte man mano che si procederà nella storia, le primissime parole di Macbeth sono: “so foul and fair a day I have not seen” (I, III, 38).

La scena in cui le Sorelle Fatali incontrano Macbeth e Banquo è stata costruita sapientemente su immagini, parole e situazioni ambigue. Banquo viene immediatamente colpito dal loro strano aspetto; egli ne nota subito l’essenza di donna ma anche le barbe sul viso: “you should be women, And yet your beards forbid me to interpret That you are so” (I, III, 45-47). L’ambiguità che emerge dal discorso delle Sorelle Fatali sarà sempre presente dietro a verità (o mezze verità) e comportamenti di altrportamenti di altri personaggi. Anche il loro modo di parlare è ambiguo, così come si addice ad una profezia. Ciò che esse dicono rivolgendosi a Macbeth sembra andare al di là di ogni umana comprensione e conoscenza ed appare incredibile alle orecchie degli stessi personaggi.

Per Macbeth le Sorelle Fatali sono la realizzazione dei suoi desideri nascosti di potere ed ambizione, una sorta di giustificazione, come se egli fosse autorizzato a comportarsi in un determinato modo per “conformarsi” alle loro profezie. Secondo questa distorta interpretazione della realtà, Macbeth decifra le loro parole nei termini che a lui fanno più comodo per la situazione del momento. E le parole delle Sorelle Fatali sono ambigue abbastanza da adattarsi a qualsiasi situazione. L’interazione tra le Sorelle Fatali e gli altri personaggi (Lady Macbeth, innanzitutto, ma anche Banquo, Macduff e la sua famiglia) è particolarmente rilevante ed è sottolineata dalla loro presenza, a volte anche indiretta, in tutta la tragedia. Essa si apre, è stato già detto, con il loro balletto infernale, si chiude con la scoperta dell’inganno contenuto nella loro profezia, ed è interamente attraversata da allusioni, richiami e spunti a loro e alle loro previsioni.

Nel primo incontro con i due guerrieri,on i due guerrieri, quando esse parlano anche a Banquo con le stesse parole ambigue che riservano a Macbeth, le Sorelle Fatali gettano le basi per la svolta del destino di tutti e due. Tolto Duncan di mezzo, infatti, tra un regno tranquillo e Macbeth si pone un nuovo ostacolo. Le Sorelle Fatali hanno predetto a Banquo una discendenza di re, mostrando invece a Macbeth uno scettro sterile, senza eredi. Ma Macbeth non è disposto a cedere il trono al figlio del suo amico, così, mentre per i primo assassinio era stato spinto dalla moglie, questa volta Macbeth, di sua iniziativa, assolda due sicari e fa uccidere Banquo, mentre suo figlio riesce a sfuggire al crudele destino riservatogli e, quindi, a salire al trono di Scozia. Eppure, Macbeth avrebbe potuto diventare re anche senza uccidere Duncan, poiché egli è un suo parente; e in effetti questa era stata la sua prima idea: aspettare che il destino compiesse il suo corso, senza forzarlo. Ma le Sorelle Fatali hanno scoperto ciò che egli aveva in cuore e, profetizzando il suo avverarsi, hanno offerto a Macbeth una giustificazione all’atto che la moglie di chiede di portare a termine. Sfortunatamente, le profezie delle Sorelle Fatali hanno degli “effetti collaterali” cui esse non fanno cenno: l’isolamento, la solitudine, la follia ed un regno troppo breve e se troppo breve e senza eredi. Macbeth scoprirà soltanto alla fine, e troppo tardi ormai, che esse sono esseri demoniaci che giocano con gli uomini e profetizzano soltanto mezze verità.

C.“Unsex me here” (I, V, 41): la mascolinità nella donna

Lady Macbeth ha un ruolo preminente nella tragedia. Viene presentata al pubblico come una donna dalla forte personalità, dotata di sentimenti e passioni estreme. Queste caratteristiche sono già ben delineate quando appare per la prima volta, nella quinta scena del primo atto, mentre legge la lettera che il marito le ha inviato. Da questo momento in poi l’unico suo scopo sarà farlo salire al trono. La relazione tra i due coniugi è veramente particolare: Lady Macbeth è per suo marito sia moglie che madre. Nei suoi discorsi traspare chiaramente a chi sia associata la determinazione e a chi la debolezza. Sa che suo marito ha degli scrupoli quando si tratta di raggiungere la meta con mezzi poco puliti e quindi sa bene anche che dovrà spronarlo e convincerlo per portarlo a stringere quello scettro che gli è stato promesso e profetizzato. Essa conosce bene il mondo in cui vive, un mondo dominato dagli uomini, e si rende conto di dover far spazio in sé a qualità tradizionalmente mascoline per raggiungere il potere. Questa è la rapotere. Questa è la ragione per cui pronuncia la sua distorta “preghiera” agli spiriti “That tend on mortal thoughts” (I, V, 41), chiedendo loro di toglierle il sesso, tradizionalmente debole, di donna e trasformarla in un essere crudele, capace delle azioni più terribili. Le immagini del soliloquio rendono l’atmosfera terrificante; la presenza del corvo, solitamente uccello del malaugurio, degli spiriti, dei pensieri mortali, della crudeltà, del sangue, della notte, dell’inferno e del buio contribuiscono a rendere ancora più spaventosa l’atmosfera.

Lady Macbeth sacrifica quindi completamente la sua femminilità per portare a termine l’omicidio del re e lo fa rinunciando a due elementi tipicamente femminili, simbolo della maternità, quali il seno ed il latte. Essa chiede infatti loro di operare sui suoi seni sostituendo il latte con il fiele (I, V, 47-48). La maternità è un tema su cui Lady Macbeth insiste diverse volte. L’immagine dell’allattamento ritorna in alcuni versi della settima scena, durante la quale Lady Macbeth rimprovera al marito di non mantenere la parola data; l’immagine proposta per convincerlo ad agire fa inorridire, ma alla fine raggiunge il suo scopo:

“I have given suck, and know
How tender ‘tis to love the babe that milks me:I would, while it was smiling in my face,
Have pluck’d my nipple from his boneless gums,
And dash’d the brains out, had I sworn
As you have done to this. (I, VII, 54-59)

Ho allattato, e conosco la dolcezza
d'amare il bimbo che ti succhia il seno;
e tuttavia, mentr'egli avesse fiso
sul mio viso il faccino sorridente,
avrei strappato a forza il mio capezzolo
dalle sue nude tenere gengive,
e gli avrei fatto schizzare il cervello,
se mai ne avessi fatto giuramento,
come tu m'hai giurato di far questo!

I critici su questi versi hanno scritto pagine e pagine sostenendo una moltitudine di teorie. Si potrebbe ipotizzare che Lady Macbeth abbia effettivamente avuto un bambino, che poi deve probabilmente essere morto; ma non è questo che interessa a Shakespeare. Incisive, invece, sono le parole utilizzate e l’immagine presentata, che la donna adopera, con successo, per convincere il marito.

Ma perché Lady Macbeth tiene così tanto a che il marito diventi re? Non tanto per se stessa, bensì per lui, poiché, non avendo eredi maschi, considera suo marito come l’unico figlio che ha. E in effetti, Lady Macbeth si comporta con suo marito proprio come una madre: lo rassicura, lo rimprovera quando gli manca la volontà, lo incoraggia a la volontà, lo incoraggia quando si sente perduto. C’è un legame tra loro eterno e fortissimo; lui è l’unica persona che ha; non ci sono amiche, né figli, né parenti ed il marito è per lei il suo unico interesse. Non è un caso, infatti, che la sua fragilità venga fuori a mano a mano che il legame tra di loro si indebolisce. L’isolamento a cui è costretta, ed il rimorso per l’azione contro Duncan, la portano lentamente ma inesorabilmente alla follia e poi al suicidio.

La scena del sonnambulismo (V, I) è l’ultima in cui la vediamo; prima di allora era stata presente nella scena del banchetto, nel terzo atto, mentre cercava di calmare il marito, che vedeva continuamente lo spettro di Banquo seduto alla sua tavola insieme agli altri convitati, con le parole: “You lack the season of all natures, sleep” (III, IV, 140). In realtà, per lei è facile reagire con spirito perché l’unico a vedere lo spettro è Macbeth.

È proprio nel sonno che la ritroviamo nel quinto atto, non un sonno ristoratore, e neanche il sonno della morte, perché lo stato in cui vive ora non è né vita, né morte. È una sorta di spazio eterno in cui il tempo non esiste. È diventata ormai un oggetto da osservare ed ha perso ogni connotazione umana. Nulla di lei ci fa più pensare alla donna risoluta e v risoluta e volitiva che abbiamo incontrato nei primi atti; la sua debolezza è mostrata senza pietà e tutto ciò che ha detto precedentemente al marito per incoraggiarlo ora torna a tormentarla.

La scena è completamente dominata dal continuo strofinio delle sue mani con il quale cerca di mandar via una macchia di sangue. Questo atto così semplice è in realtà una sorta di contrappasso al quale la donna è costretta; essa stessa, infatti, aveva detto a suo marito che tornava dall’omicidio di Duncan con le mani rosse di sangue: “A little water clears us of this deed: How is it easy then!” (II, II, 66-67) ed ora quella piccola macchia continua a rimanere sulle sue mani, come un marchio a fuoco dei misfatti commessi. In questa follia, in questo stato di incoscienza, Lady Macbeth richiama alla mente l’assassinio di Duncan, quello di Banquo e la strage della famiglia di Macduff (sebbene di questi ultimi due non soltanto non sia partecipe ma, soprattutto, non sappia nulla in proposito) in un mescolarsi di terrore e malignità che muove il pubblico contemporaneamente a pietà ed orrore nei suoi confronti.

Da suo marito, che tanto amava e da cui era ricambiata, riceverà un ultimo pensiero prima che egli esca sul campo di battaglia, dove è impegnato e dove anche lui incontrernche lui incontrerà la morte, che è forse uno dei momenti più struggenti:

“Out, out brief candle!
Life’s but a walking shadow; a poor player,
That struts and frets his hour upon the stage,
And then is heard no more: it is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury,
Signifying nothing.” (V, V, 23-28)

Breve candela, spegniti!
La vita è solo un'ombra che cammina,
un povero attorello sussiegoso
che si dimena sopra un palcoscenico
per il tempo assegnato alla sua parte,
e poi di lui nessuno udrà più nulla:
è un racconto narrato da un idiota,
pieno di grida, strepiti, furori,
del tutto privi di significato!


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