il castello venne edificato nella seconda metà del quattordicesimo secolo dagli scaligeri,che all'epoca governavano la città di verona,con lo scopo di difendere la città. nei secoli a seguire la funzionalità del castello è sempre rimasta di tipo militare.nel 1926 fu destinato ad ospitare la raccolta civica di arti figurative,il cui attuale allestimento è dovuto a carlo scarpa,che nel 1964 portò a termine un originale intervento di restauro. il museo ospita delle opere dell'epoca altomedioevale e pregevoli sculture del trecento.la collezioni di dipinti offre un panorama dettagliato della pittura veronese dal trecento al settecento,con significative opere di pisanello e veronese,oltre a importanti dipinti di scuola veneta fra cui mantegna,bellini ,carpaccio ,crivelli,tiepolo e di altri pittori italiani e stranieri. tra il 1958 e il 1954,castelvecchio, fu oggetto di un importante restauro e di un significativo allestimento museografico curato per conto del comune di verona dall'architetto carlo scarpa(venezia 1906,giappone 1978) durantela direzione dello storico dell'arte licisco magagnate (vicenza 1921 verona 1987 ). |
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L'antica corte d'armi ridotta agli inizi in giardino all'italiana,venne allora trasformato in uno straordinario giardino moderno.esso evoca venezia e i giardini orientali e nel contempo diviene complemento dell'architettura con logiche geometriche e con l'uso di materiali della tradizione veronese come la pietra di prun,e contemporanei come il cemento armato.questo spazio è insieme prologo alla visita dle museo e luogo di sosta del percorso.sono quì esposte alcune opere in pietra : due fontane del diciannovesimo secolo ,un sarcofago dell'inizio del tredicesimo secolo.il rosone del pavimento medievale di sant'anastasia collocato come un emblema accanto all'ngresso,e la meridiana segnatempo.la stessa statua equestre di cangrande di cangrande I della scala trova quì una suggestiva ambientazione. alla sinistra della della porta di ingresso del museo è esposto il lapidario scaligero , undici iscrizioni medievali strettamente correlate all'epoca scaligera.la loro collocazione era prevista nel progettodi allestimento di carlo scarpa,ce si è potuto realizzare nel 1994,sulla traccia dei suoi disegni.le iscrizionisi riferiscono a fatti,personaggi e costumi del periodo ,e provengono in parte dalla raccolta delmarchese scipione maffei,ideatore del museo lapidario maffeiano (1745),visitabile in piazza brà,con l'ingresso a fianco dei portoni omonimi. il museo di castelvecchiola galleria al piano terra è riservata interamente alla scultura:la prima sala comprende rilievi ed epigrafi del periodo altomedievale e romanico.si tratta di testimonianze di un momento in cui la città manteneva ancora ,dall'epoca dei longobardi ai carolongi,agli ottoni,un ruolo storico politico di primo piano .questi ambienti fanno parte di un corpo di fabbrica realizzato a scopo difensivo all'inizio dell'ottocento.nel 1923-1925 furono applicati all'esterno finerstre e balconi recuperati da alcuni palazzi veronesi abbattuti per la costruzione dei muraglioni lungo l'adige.un più recente intervento di carlo scarpa (1958-1964) ha portato all aluce le strutture originarie,liberandole dalle aggiunte successive.la seconda sala raccoglie una serie di sculture dell aprima metà del trecento.sono statue a grandezza naturale scoplite in pietra gallina,una arenaria tenera che veniva estratta dalle cave di avesa,presso la città.in origine erano tutte dipinte ,anche se oggi conservano solo tracce dei loro vivaci colori.in genere sono riferite a un solo maestro o a una sola bottega attiva a verona nel primo periodoi scaligero,che ha assunto il nome convenzionale di maestro di santa anastasia,perchè autore anche del fregio scolpito sull'architrave del portale di questa chiesa.nelle due sale successive prosegue l'esposizione della scultura veronese di epoca scaligera e del maestro di santa anastasia.la quinta ed ultima sala della galleria al piano terra raccoglie sculture del quattrocento .da un'apertura praticata nel pavimento è possibile vedere i resti del fossato che,attingendo al vicino corso dell'adige,circondava esternamente il castello. |
la Crocifissione di jacopo bellini (1396 1470),dal duomo di verona,dono del cardinale canossa |
ilmuseo di castelvecchio a verona : ingresso alla reggiaci troviamo ora nella reggia,la parte residenziale del castello.in questa sala si conservano alcuni affreschi del tredicesimo e quattoridicesimo secolo.l'affresco è un atecnica pittorica non facile,ma veloce ed economica,e per questo motivo molto praticata,condotta su un sottile intonaco di sabbia e calce ancora umido,con colori di origine minerale (terre,soprattutto) semplicemente diluiti in acqua.il pittore procede per giornate ,cioè stendendo solamente la parte di intonaco che pensava di dipingere in un'unica sessione.la calce di intonaco,interagendo con l'anidride carbonica presente nell'aria,forma una pellicola di carbonato di calcio che fissa e protegge la pittura,garantendo una lunga durata nel tempo.i distacchi furono eseguito con diverse tecniche nel corso dell'ottocento e del novecento per ragioni conservative.a partire dalla seconda stanza si ritrovano le tracce della decorazione originale del castello,che confermano l'uso abitativo e di rappresentanza,e non esclusivamente militare,di questa parte dell'edificio.in alto doveva correre un fregio includente stemmi scaligeri (la scala,i cani ,animali araldici della famiglia),di cui restano parti frammentarie.laparete era invece decorata da un motivo a losanghe seghettate,derivato dall aproduzione tessile contemporanea. pittura su tavola del trecentola sala contiene alcune importanti testimonianze della pittura trecentesca veronese su tavola.naturalmente non si lavorava direttamente sul legno: le tavole veniano preparate rivestendole di uno strato di gesso ,sul quale si dipingevano le figure con dei colori a tempera ,mentre gli sfondi e le cornici venivano decorati con dei sottilissimi filamenti d'oro .si possono osservare due grandi polittici (complessi costituiti da più tavole unite insieme) con la loro cornice originale ,alcuni elementi di politicci smembrati e un paliotto,cioè un dipinto che decorava la parte anteriore di un altare.ilmuseo di castelvecchio a verona :la pittura goticastupenda e raffinata è laparte dedicata al apittura gotica, che a verona ha vissuta una stagione di assoluto rilievo grazie ad artisti come pisanello (con la famosissima madonna della quaglia ),altichiero, stefano da verona o michelino da besozio (a cui dobbiamo la madonna del roseto ,una delle opere più pregevoli dell'intera collezione del museo di castelvecchio) , maanche grazie ad artisti meno noti ma altrettano validi come turone da maxio e michele giambono. queste opere sono dei capolavori assoluti ,il cui stile è legato ai modi pittorici bizantini me nei quali si intravede unnuovo modo di dipingere più umano e naturale. |
sempre nella sala gotica possiamo ammirare (foto a lato) la madonna della quaglia di pisanello,una tempera su tavola in stile tardogotico di 50x33 cm.questa è la prima opera che è attribuita all'autore ,e risale al 1420 circa. il dipinto raffigura una madonna col bambino incoronata da due angeli in volo e seduta su un bellissimo reoseto .pisanello presta molta attenzione nel dipingere le specie vegetali e gli uccelli ,in particolar modo la quaglia sul fondo del dipinto ,da cui la stessa opera trae il nome ,elementi che danno luogo ad una ambientazione celestiale.la rappresentazione della madonna ricorda le opere di gentile da fabriano ,di cui pisanello era all'epoca assistente,e ancora ricorda quella dellamadonna del roseto,anch'essa facente parte della collezione del museo di castelvecchio. la madonna della quaglia è rappresentata seduta a terra ,e non sul trono ,sullo sfondo di un giardino in fiore.nell'arte cristiana la quaglia è il simbolo dell'umiltà,ed è in tutta umiltà che la madonna si appresta a ricevere l'incoronazione da parte dei due angeli.in questo quadro vi una ricerca di innovazione che non riscontriamo nella precedente arte gotica,e si intravedono quei motivi che troveranno esiti straordinari nella pittura rinascimentale,ormai alle porte.pisanello descrive inmaniera impeccabile gli elementi della flora e della fauna popolanti il giardino,ritratti con il gusto e l'amore dei pittori del gotico fiorito .la saletta dei fiamminghiin questa saletta,corrispondente alla parte nord del castello, sono presentate alcune opere di autori nordici tedeschi e fiamminghi.quelli quì esposti sono tipici quadri da collezione privata,spesso di argomento profano ,raccolti da collezionisti locali che li donarono poi al museo.sono nature morte,ritratti,paesaggi ,generi in cui i pittori nordici erano particolarmente abili e richiesti.ilmuseo di castelvecchio a verona : il salone della reggiail salone della reggia accoglie sculture e dipinti del quindicesimo secolo,sia di produzione veronese sia di scuole forestiere.tra questi ultimi segnaliamo due tavole della bottega lombarda degli zavettari,quattro figure di santi di un pittore tirolese della fine del secolo,elementi di un polittico già nella chiesa veneziana di santa lucia ,e una santa caterina da siena del piemontese giovanni martino spanzotti.nella foto in alto il crocifisso di jacopo bellini.il crocifisso fu eseguito probabilmente durante il soggiorno veronese del pittore,nel 1436.la severa ricerca di essenzialità ,con il Cristo quasi luminoso contro il campo azzurro astratto del cielo,ne fa una immagine moderna per i tempi e quasi polemica in confro alle opere del gotico fiorito.la ieraticità della composizione ,il senso di solitudine che la pervade ,il rifiuto di ogni elemento decorativo superfluo sono altrettanti elementi di transizione verso il nuovo linguaggio rinascimentale. a lato una immagine della madonna della quaglia del pisanello |
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ilmuseo di castelvecchio a verona : saletta del mantegnain questa sala si trova uno dei più importanti pezzi della collezione del museo dicastelvecchio : Madonna col Bambino e putti con i simboli della Passione, del 1460 , di carlo crivelli ( a lato).il dipinto proviene dal monastero di sanlorenzo a venezia,e rappresenta l'unica opera di sicuro riferimento per la formazione giovanile del pittore veneziano,presto esiliato a zara eattivo quindi per il resto della vita nelle marche.l'opera è firmata in lettere capitali classiche e presenta tutta la simbologia allegorica della passione, compresi i putti chene recano gli strumenti e uno sfondo paesistico conla scena finael della crocifissione.vi sono pure incluse una curiosa gerusalemme dalle torri gotiche appuntite,percorsa da personaggi orientali;l'episodio con san pietro che ha mozzato l'orecchio del soldato,con un perciso ricordo-nelle tipologie dei personaggi-degli affreschi del giovanissio mantegna agli eremitani di padova;l'albero secco con la lavvoltoio appollaiato ,tipico emblemadi crudeltà e morte nellescene della passione;il bambino sul cavallo bianco ,altro ricorrente emblema di maturità e di incostanza. carlo crivelli è nato a venezia tra il 1430 ed il 1435 . non si hanno praticamente notizie sulla sua formazione artistica.di lui è documentata una condanna nel 1957 (alcuni mesi di carcere per avere convissuto con la moglie di un marinaio .dopo essere uscito dal carcere parte per un lungo viaggio ,di cui non si hanno ulteriori notizie. forse si è unito ad una congrega di artisti vicino allo squarcione.nel 1465 è a zara con suo fratello vittore che è anche suo assistente.all'epoca ,si suppone,carlo crivelli è stato a contatto con lo schiavone . |
saletta del mantegna |
nella foto a lato sacra famiglia con una santa ,di andrea mantegna.probabilmente si tratta di un'opera tarda del grande pittore padovano,che a verona lascio nel 1499 uno dei suo capolavori giovanili,il trittico dell'altare maggiore della basilica di san zeno.benchè l amaturità abbia perso buona parte delle velature originali,la composizione delle questtro figure stipate verticalmente è di grande energia e recenti analisi radiografiche hanno rivelato un disegno preparatorio a punta d'argento di straordinaria qualità,riferibile ufficialmente al maestro.la composizione,di malinconico classicismo,si richiama a modelli romani delle collezioni della corte dei gonzaga: ilbambino ha l'aspetto di un piccolo dioniso e san giuseppe ripropone l'immagine di unsapiente antico.il gioco spaziale sottilissimo tra il braccio della vergine che chiude come unparapetto frontalmente inbasso la composizione e le mani e i piedi del bambino gareggia in sapienza spaziale e psicologica con analoghe costruzioni del cognato di andrea,giovanni bellini. |
ilmuseo di castelvecchio a verona :sala della pittura venetanella sala sono esposti dipinti della seconda metà del quattrocento di scuola veneta,e veneziana in particolare.il dipinto più importante,e tra i più importanti del museo di castelvecchio,la madonna con il bambino di giovanni bellini ,proveniente dalla collezione di cesare bernasconi a verona.giovanni bellini,il grande pittore veneziano figlio fi jacopo e cognato di mantegna,che ne aveva sposato la sorella nicolosia,è presente con una madonna di qualità altissima,sia pure con le dimunizioni di materia pittorica conseguenti ai danni del tempo.è una immagine raffinata e quasi monocroma,dalle variazioni coloristiche suggerite unicamente dalla luce degli incarnati e sul velo di purezza monastica,color bruno caldo ,che avvolge la vergine .l'azione,di particolare intensità dinamica e psicologica,si concentra nell'intreccio tra le mani e gli sguardi madre e figlio.si colloca all'epoca centrale dell'attività ,intorno al 1470,e proviene da una collezione veneziana del tiepolo.la madonna con il bambino che l'affianca è di qualità più modesta,da essere riferita alla bottega del pittore ,anche se il disegno sottostante ha rivelato nelle analisi ai raggi infrarossi una finezza degna del maestro.nella foto a lato la madonna col bambino di giovanni bellinila collezione altomedievalela collezione altomedievale (sesto-settimo secolo d.C.)è una delle più consistenti dell'italia settentrionale è particolarmente interessante per la presenza di reperti unici in italia,come il piatto proveniente da isola rizza (verona) degli inizi del settimo secolo,le fibule ad esse spiraliforme da villafontana dell'epoca di alarico (410 d.C.),la guarnizione da cintura di bronzo da zevio che conserva tutti gli elementi della decorazione.la collezione museale ,costituitasi in seguito a fortuiti rinvenimenti avvenuti nell'ultimo ventennio del secolo scorso ,si è accresciuta coi rinvenimenti tombali di via monte suello a verona(1966) e nel 1985 coi reperti provenienti dalla necropoli di povegliano nel basso veronese.la collezione di armila collezione di armi del museo di castelvecchio si è formata nella seconda metà dell'ottocento in seguito a ritrovamenti di scavo,ed alcuni acquisti e al legato alessandri del 1896.si è ampliata nel 1943 per il consistente lascito da prato.i materiali di scavo comprendono pezzi di notevole rarità,come due sproni dei pugnali a doppio T,una spada e una daga,tutti del XIV secolo,con qualche riscontro in materiali di scavo del museo fioroni di legnago.rientra pure nel XIV secolo anche un'arma da asta della collezione da prato,e precisamente un grande roncone che rivela nel nome al sua origine da uno strumento di uso contadino.scarsi i pezzi del quindicesimo secolo,pur tenendo conto di quanto è rimasto in deposito.comunque si segnala un petto per armatura da piede ,forse di produzione bresciana.la maggioranza delle armi del museo di castelvecchio spettano però al sedicesimo secolo e fra queste si distinguono l'imponente spadone a due mani, i morioni con cresta,tipici dei lanzichenecchi,le fanterie mercenarie tedesche.ma questa è anche l'età del massimo decoro applicato alle armie ne sono buoni saggi la buffa da bergognotta,il morione aguzzo e il brocchiere. |
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tintoretto e veroneseproseguendo la visita al museo di castelvecchio incontriamo la sala del tintiretto e del veronese,che ospita capoalvori dei due artisti quali contesa tra le muse e le pieridi,proveniente dalla collezione di cesare bernasconi a verona,l'adorazione dei pastori e il ritratto di marco pasquaglio ,anch'esso proveniente dalla collezione bernasconi.queste prime tre opere sono del tintoretto.del veronese troviamo invecela pala bevilaqualazise,proveniente dalla chiesa di san fermo, il dipinto le storie di ester e la deposizione,proveniente dal convento di santamaria della vittoria nuova.infine si trova il concerto di giambattista zelotti,proveniente da mira (venezia) villa foscari. nella foto a lato la deposizione del veronese: la tela proviene dalla sacrestia del convento veronese di santamaria della vittoria nuova,appartenente all'ordine religiodo dei gerolamini,che più di ogni altro favorì veronese nel suosoggiorno veneziano,con le continue e consistenti commissioni per la chiesa di san sebastiano.l'opera,ben conservata ,mostra raffinati cangiantismi cromatici e una pittura libera e liquida,particolarmente nel paesaggio. nella foto a lato deposizione .paolo caliari ,detto il veroneseilmuseo di castelvecchio a verona : la pittura del diciottesimo secolol'ultima sala della galleria è dedicata alla pittura del diciottesimo ,in particolare alla scuola veronese eveneziana.il lavori della mostra mostrano una varietà di temi e dimensioni : grandi dipinti barocchi di temi mitologici o religiosi e dipinti decisamente più sobri con tendenze classicheggianti,alcuni ritratti,piccoli dipinti di genere (scene di battaglia,paesaggi e scene di vita domestica),una categoria di dipinti considerata di minore importanza machegodette di un grande successo commerciale,e dinfine bozzetti preparatori per altari e soffitti. |
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